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Urla e schiamazzi in condominio: criteri per l’accertamento

Con la sentenza 01.03.2018 n. 9361, la Corte di Cassazione, Sezione penale, ha stabilito che il reato di cui all’articolo 659 c.p., comma 1, si configura come “di pericolo presunto”, occorrendo, ai fini del perfezionamento della fattispecie criminosa, che le emissioni sonore siano potenzialmente idonee a disturbare le occupazioni o il riposo di un numero indiscriminato di persone, in base al parametro della normale tollerabilità, indipendentemente da quanti se ne possano in concreto lamentare. Essendo invero l’interesse tutelato dal legislatore quello della pubblica quiete, la quale implica di per sé l’assenza di disturbo per la pluralità dei consociati, è necessario che i rumori abbiano una tale diffusività che l’evento di disturbo sia potenzialmente idoneo a essere risentito dalla collettività, in tale accezione ricomprendendosi ovviamente il novero dei soggetti che si trovino nell’ambiente o comunque in zone limitrofe alla provenienza della fonte sonora, atteso che la valutazione circa l’entità del fenomeno rumoroso va fatta sulla sensibilità media del gruppo sociale in cui occorre.

Riguardo all’accertamento della fattispecie criminosa, è stato affermato che non è necessaria la verifica del superamento della soglia della normale tollerabilità mediante perizia o consulenza tecnica, ben potendo il giudice fondare il suo convincimento su elementi probatori di diversa natura.

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