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Un po' di giurisprudenza

Un po' di giurisprudenza
Guarda le sentenze in merito all'offesa di una persona in merito ad un reato su parti comuni del condominio.

Il condomino non è legittimato a presentare querela per un reato commesso in danno di parti comuni dell'edificio

Secondo la Cassazione penale, sez. VI, 11 ottobre 2019, n. 41978, quando la vittima del reato è il condominio di un edificio, allora la persona offesa è costituita dalla totalità dei componenti nella sua espressione istituzionale, rappresentata dall'assemblea, con la conseguenza che il singolo condomino non è legittimato a presentare la querela con riferimento alla propria quota millesimale delle parti comuni dell'edificio, in presenza di un giudizio che non è suscettibile di applicazione frazionata rispetto all'oggetto del reato.
Il ricorrente presentava ricorso in Cassazione per avere il tribunale erroneamente rilevato il difetto di legittimazione di Caio a presentare querela in relazione all'art. 633 codice penale, sebbene si trattasse dell'invasione con tavolini e sedie da parte dell'esercizio commerciale di spazi condominiali.
Per i giudici di legittimità, non è valida la querela proposta dal singolo condomino per un reato che sia commesso in danno di parti comuni dell'edificio, giacché il condominio è strumento di gestione collegiale degli interessi comuni dei condomini e l'espressione della volontà di presentare querela passa attraverso lo stesso.

2) L’installazione di un sistema di videosorveglianza secondo la Corte di Giustizia Ue

Secondo la Corte di Giustizia Ue, sez. III, 11 dicembre 2019, causa C-708/18, l'articolo 6, paragrafo 1, lettera c, e l'articolo 7, lettera f, della direttiva 95/46, letti alla luce degli articoli 7 e 8 della Carta, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a disposizioni nazionali, le quali autorizzino la messa in opera di un sistema di videosorveglianza, installato nelle parti comuni di un immobile ad uso abitativo, al fine di perseguire legittimi interessi consistenti nel garantire la sicurezza e la tutela delle persone e dei beni, senza il consenso delle persone interessate, qualora il trattamento di dati personali effettuato mediante il sistema di videosorveglianza in parola soddisfi le condizioni enunciate nel succitato articolo 7, lettera f, aspetto questo la cui verifica incombe al giudice del rinvio.

3) Caldaie e unità motocondensanti sulla facciata condominiale

Un proprietario installava caldaia e motocondensante sulla facciata condominiale senza chiedere autorizzazione all'amministratore e/o all'assemblea dei condòmini, come espressamente previsto dal regolamento contrattuale del condominio per qualsiasi opera di modifica dei beni comuni compiuta dai singoli proprietari.
La Corte di Cassazione, con ordinanza 18 novembre 2019, n. 29924, ha annullato la sentenza di merito rinviando la causa ad altra sezione della Corte d'Appello sulla base del seguente principio: «Allorché una clausola del regolamento di condominio, di natura convenzionale, imponga il consenso preventivo dell'amministratore o dell'assemblea per qualsiasi opera compiuta dai singoli condomini che possa modificare le parti comuni dell'edificio, pur dovendosi riconoscere all'assemblea stessa, nell'esercizio dei suoi poteri di gestione, la facoltà di ratificare o convalidare ex post le attività che siano state compiute da alcuno dei partecipanti in difetto della necessaria preventiva autorizzazione, resta salvo l'interesse processuale di ciascun condomino ad agire in giudizio per contestare il determinato uso fatto della cosa comune e il potere dell'assemblea di consentirlo, ove esso risulti comunque lesivo del decoro architettonico del fabbricato, non dando ciò luogo a un sindacato dell'autorità giudiziaria sulle valutazioni del merito o sulla discrezionalità di cui dispone l'assemblea».

4) Sono nulle le clausole dei regolamenti condominiali che vietano il distacco dal riscaldamento centralizzato

Secondo la Corte di Cassazione Sezione II Civile, Ordinanza 11 dicembre 2019, n.32441, ai sensi dell'art. 1118, comma 4, codice civile, il diritto del condomino a distaccarsi dall'impianto di riscaldamento centralizzato non è disponibile e di conseguenza sono nulle le clausole dei regolamenti condominiali che vietino il distacco.
Il regolamento condominiale può invece legittimamente obbligare il condomino rinunziante a concorrere alle spese per l'uso del servizio centralizzato, poiché il criterio legale di ripartizione delle spese di gestione dettato dall'art. 1123 c.c. è derogabile.

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