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Stalking condominiale

Secondo la Cass. pen., Sez. V, 5 giugno 2019, n. 25097 il comportamento volontariamente e deliberatamente tenuto dalla proprietaria che lasci i gatti incustoditi tanto da recare molestia agli altri, configura un comportamento certamente riconducibile a quello tipizzato dall'art. 612 bis codice penale. Cioè del reato di stalking.  I giudici, confermando la sentenza di condanna della Corte d’appello di Trento, hanno stabilito che i comportamenti molesti della vicina, che avrebbe lasciato liberi di scorrazzare i suoi numerosi gatti sporcando le aree comuni, integrano il reato di atti persecutori. Il caso dunque si chiude al terzo grado di giudizio con condanna della ricorrente a pagare le proprie spese e quelle della parte civile (quantificate queste ultime in ulteriori € 2.000). I gatti non sarebbero stati l’unica “arma” utilizzata dall’ostile vicina di casa per colpire la sua dirimpettaia. Alla donna s’imputava anche la comparsa sui muri di scritte ingiuriose come “suina” e “befana”. «Per quanto riguarda l’attribuibilità all’imputata delle scritte e dei cartelli contenenti insulti e minacce questa è stata logicamente desunta dal giudice dell’appello dal contesto della vicenda, ma, soprattutto, dal fatto che l’edificio teatro dei fatti era una villetta bifamiliare, le cui parti comuni servivano esclusivamente, oltre che l’abitazione della vittima, quella dell’imputata, ritenendo dunque escluso che altri potessero essere stati protagonista di tali comportamenti o avere interesse a porli in essere».

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