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Rate condominiali e normativa antiriciclaggio

La legge 11 novembre 2012 n. 220, non ha solo riformato l’istituto condominiale, ma ha anche cercato di rimuoverne le carenze emerse nel corso degli anni, quali, ad esempio, la poca trasparenza negli incassi e nei pagamenti effettuati dagli amministratori di condominio

Conti più trasparenti anche con l’obbligo civilistico imposto all’amministratore di far confluire i soldi su uno specifico conto corrente, bancario o postale

La legge 11 novembre 2012 n. 220, non ha solo riformato l’istituto condominiale, ma ha anche cercato di rimuoverne le carenze emerse nel corso degli anni, quali, ad esempio, la poca trasparenza negli incassi e nei pagamenti effettuati dagli amministratori di condominio.


A tal proposito, il legislatore, novellando l’articolo 1129 del codice civile, ha statuito che «l’amministratore è obbligato a far transitare le somme ricevute a qualunque titolo dai condomini o da terzi, nonché quelle a qualsiasi titolo erogate per conto del condominio, su uno specifico conto corrente, postale o bancario, intestato al condominio».
Da ciò consegue che gli importi riscossi in denaro liquido non possono più essere impiegati direttamente per effettuare pagamenti in contanti, ma devono essere depositati sul conto, trattenendo una specifica dei singoli versamenti cui tale somma si riferisce; anche i pagamenti vanno effettuati con metodi tracciabili: assegni, bonifici o con l’uso di carte bancomat o simili; inoltre, non sono più possibili le “anticipazioni dell’amministratore”.
Dunque, il nuovo testo del predetto art. 1129 c.c. obbliga l’amministratore a far transitare su uno specifico conto corrente, postale o bancario, intestato al condominio stesso, tutte le somme ricevute dai condomini, ricevute da terzi, o erogate per conto del condominio.


Al riguardo, va detto che ciò deve essere letto e interpretato in combinato disposto con quanto previsto dalla normativa antiriciclaggio e cioè con l’articolo 49 del d.lgs. 231/2007 che prevede il divieto di trasferimento di denaro contante tra soggetti diversi, a qualsiasi titolo, per importi superiori a 999,99 (poi aumentati a 2.999,99).
La legge di stabilità 2016, infatti, ha previsto l’aumento della soglia per le transazioni contanti (lasciando, però, invariato l’attuale limite per l’emissione di assegni trasferibili) e la soppressione delle norme che riguardavano il pagamento dei canoni di locazione e la filiera dei trasporti su strada.


Sono molte le novità in materia di antiriciclaggio contenute nella legge di stabilità 2016.
La prima, come sopra accennato, è certamente quella che aumenta da € 999,99 a € 2.999,99 il limite oltre il quale è vietato il trasferimento, a qualunque titolo, tra soggetti diversi, di denaro contante, libretti di deposito bancari o postali al portatore e titoli al portatore in euro o valuta estera.


La disposizione di cui sopra, intervenendo solo sul co. 1 dell’art. 49 del d.lgs. 231-2007, lascia sorprendentemente al vecchio limite di € 999,99 la somma massima che può essere pagata con un assegno trasferibile. Infatti, non è cambiato il co. 5 dell’art. 49 che prevede che «gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a € 1.000 devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità».
L’art. 49, rubricato limitazioni all'uso del contante e dei titoli al portatore del suddetto d.lgs. 2007/231 in vigore dall’1 gennaio 2016, così recita:
«E' vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore a euro tremila. Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati. Il trasferimento può tuttavia essere eseguito per il tramite di banche, Poste italiane S.p.A., istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento, questi ultimi quando prestano servizi di pagamento diversi da quelli di cui all'articolo 1, co. 1, lettera b, numero 6, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11. Per il servizio di rimessa di denaro di cui all'articolo 1, co. 1, lettera b, numero 6, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, la soglia è di euro mille».


Chiarimento del MEF
Stando così le cose, per evitare un “ingessamento” dei pagamenti condominiali è venuto in soccorso un chiarimento del Ministero dell’economia e delle finanze dato nella risposta a un’interrogazione parlamentare: le rate condominiali possono essere pagate in contanti purché inferiori alla nuova soglia antiriciclaggio di euro tremila, a patto che il versamento sia supportato da documenti giustificativi validi.
Le considerazioni fin qui svolte portano a costatare, in virtù della suddetta interrogazione parlamentare (5-03617 Pisano e altri) e della relativa risposta del MEF, un’apertura favorevole all’uso del contante da parte del MEF, ma con operazioni sempre tracciate con documentazione giustificativa.


Esaminiamo, in primis, l’interrogazione in parola. In essa si legge che dal 18 giugno 2013 è in vigore la riforma del condominio (legge 220/2012) e che tra i nuovi adempimenti amministrativi e contabili c’è l’obbligo, imposto all’amministratore, di aprire e usare il conto corrente bancario o postale intestato al condominio facendo confluire nello stesso tutta la tracciabilità delle somme della gestione condominiale.
Ciò, come si evince dall’interrogazione, ha creato una sorta di paralisi della gestione condominiale, obbligando l’amministratore a non prelevare o depositare denaro contante dal conto corrente.


Al riguardo, al fine di rendere tracciabili tutte le operazioni, sia del condominio, secondo il nuovo articolo 1129, co. 7, c.c. sia quelle rilevanti ai fini fiscali in osservanza della normativa antiriciclaggio è arrivata la risposta del MEF che apre all’uso del denaro liquido (ma strettamente tracciato) e, a tal proposito, richiama la circolare 5 febbraio 2014 del Dipartimento del tesoro, in materia di tracciabilità dei canoni di locazione di immobili, nella quale si specifica che la norma riguardante il limite imposto all’uso di contanti è quella di cui all’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, che fissa a 1.000 euro tale limite (ora 3.000 euro).


La circolare specifica quanto segue: «Per le predette finalità, la citata norma ritiene “critiche” unicamente le movimentazioni di contante eccedenti la soglia fissata dalla legge e non intermediate da soggetti all’uopo autorizzati, quali che siano la causa o i motivi della transazione. D’altra parte, la ratio sottesa a norme del tenore di quella testé citata è da rinvenirsi nella necessità di arginare fenomeni di impiego, occultamento o immissione nel sistema economico di risorse di provenienza illecita, controbilanciando, con strumenti che garantiscano la tracciabilità della transazione, il rischio insito nella velocità di circolazione del contante – e di altri titoli di pagamento al portatore – e nella non riconducibilità del contante stesso all’inequivoca titolarità di un soggetto determinato.

Per quanto qui rileva, deve conseguentemente desumersi che, fermo il limite di carattere generale di cui al predetto articolo 49 del decreto legislativo n. 231 del 2007, la finalità di conservare traccia delle transazioni in contante, eventualmente intercorse tra locatore e conduttore, può ritenersi soddisfatta fornendo una prova documentale, comunque formata, purché chiara, inequivoca e idonea ad attestare la devoluzione di una determinata somma di denaro contante al pagamento del canone di locazione, anche ai fini dell’asseverazione dei patti contrattuali, necessaria all’ottenimento delle agevolazioni e detrazioni fiscali previste dalla legge a vantaggio delle parti contraenti».


Questa interpretazione del MEF sgombera il campo da equivoci per le transazioni in contanti e, dunque, può essere estesa al pagamento delle rate condominiali: quindi, le operazioni sotto soglia non comportano rischio di sanzioni antiriciclaggio.
Va, comunque, affermato che per tutte le operazioni di carattere finanziario relative al conto corrente condominiale ci deve essere traccia delle transazioni in contante, che può essere fornita con una prova documentale, comunque formata, purché chiara, inequivoca.

Categoria: Attualità
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