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Nulla la delibera che addebita spese di riscaldamento al condomino distaccato

Secondo la Cassazione civile sezione II, sentenza 13/06/2019, (udienza 13/12/2018, depositata il 13/06/2019), n.15932 «in tema di condominio negli edifici, è nulla...

Secondo la Cassazione civile sezione II, sentenza 13/06/2019, (udienza 13/12/2018, depositata il 13/06/2019), n.15932 «in tema di condominio negli edifici, è nulla – e non soggetta, quindi, al termine d’impugnazione di cui all’art. 1137 codice civile – la delibera dell’assemblea che addebiti le spese di riscaldamento ai condomini proprietari di locali (nella specie, sottotetti), cui non sia comune, né siano serviti dall’impianto di riscaldamento, trattandosi di delibera che inerisce ai diritti individuali di tali condomini e non alla mera determinazione quantitativa del riparto delle spese» (così Cassazione 22634/2013). «Il condomino può legittimamente rinunziare all’uso del riscaldamento centralizzato e distaccare le diramazioni della sua unità immobiliare dall’impianto termico comune, senza necessità di autorizzazione o approvazione degli altri condomini, fermo il suo obbligo di pagamento delle spese per la conservazione dell’impianto» (così Cassazione 7518/2006 e Cassazione 16365/2007).

La vicenda giudiziaria nasceva da atto di citazione con cui si opponeva un decreto emesso in favore del Condominio (omissis) in forza di plurime deliberazioni dell’assemblea di approvazione di vari bilanci consuntivi per un importo pari a euro 27.306,90. In via riconvenzionale, l’opponente domandava altresì che fosse accertata la legittimità del distacco dall’impianto comune di riscaldamento dei termoconvettori presenti nelle quattro unità abitative di sua proprietà, nonchè la nullità di tutte le deliberazioni condominiali successive all’ottobre 2005, data dell’avvenuto distacco, nella parte in cui gli addebitavano le spese di consumo dei menzionati termoconvettori, con conseguente condanna del Condominio alla restituzione delle somme incassate dal 2005 a titolo di quota di consumo fisso dei termoconvettori.

Il Tribunale di Verona, con sentenza n. 714/2013, rigettava l’opposizione, rilevando che l’invalidità delle deliberazioni dell’assemblea non poteva farsi valere nel giudizio di opposizione, ma solo con separata impugnazione ai sensi dell’art. 1137 c.c. Avverso tale sentenza era proposto appello, lamentandosi la nullità delle delibere, la non necessità di preventiva autorizzazione da parte dell’assemblea per il distacco in argomento, nonchè la violazione del contraddittorio per avere il Tribunale posto a base della sua decisione la L. n. 10 del 1991, articolo 26, mai invocata dalle parti.

La Corte di appello di Venezia rigettava il gravame, affermando, tra l’altro, che nel caso di specie non si verteva in materia di nullità, bensì di annullabilità delle deliberazioni, derivando i dedotti vizi dalla ripartizione dei contributi condominiali, con conseguente onere di far valere tali vizi entro i termini di cui all’art. 1137 c.c.; né la nullità poteva dedursi dalla pretesa violazione del diritto soggettivo dell’appellante in conseguenza della mancata autorizzazione al distacco, posto che l’assemblea non era mai stata investita di tale questione, contrariamente a quanto previsto dal regolamento condominiale.

La Cassazione annullava la sentenza di appello stabilendo la nullità delle delibere e la legittimità del distacco.

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