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Nomina dell’amministratore «non aggiornato»

Nomina dell’amministratore  «non aggiornato»

Come noto, a seguito della riforma condominiale del 2012, gli amministratori di condominio devono frequentare periodicamente corsi di aggiornamento professionale.

Infatti, ai sensi dell’art. 71-bis disp. att. cod. civ. è previsto che «possono svolgere l’incarico di amministratore di condominio coloro: […] g) che hanno frequentato un corso di formazione iniziale e svolgono attività di formazione periodica in materia di amministrazione condominiale». L’amministratore quindi, al fine di poter svolgere l’incarico deve aver conseguito – oltre alla formazione iniziale – annualmente dei corsi di aggiornamento.

Circa i criteri e le modalità per la formazione degli amministratori condominiali si richiama il d.m. Giustizia 13 agosto 2014, n. 140: in sintesi si tratta di corsi in materie giuridiche, fiscali e tecniche con attenzione delle esigenze condominiali.  La formazione iniziale deve durare almeno 72 ore, mentre quella periodica annuale, che può essere acquisita anche online, deve durare almeno 15 ore.

Ciò premesso, occorre porsi la questione della validità di una delibera che nomina un amministratore non formato ovvero non aggiornato ai sensi dell’art. 71-bis disp. att. cod. civ. e d.m. 13 agosto 2014, n. 140.

Sul punto si rileva una prima sentenza di merito orientata nel senso dell’invalidità della delibera con conseguente nullità della nomina: «È pacifico in giurisprudenza che la mancanza di frequentazione del corso rende illegittima la nomina di amministratore di condominio nel senso che l’amministratore non potrà assumere incarichi per l’anno successivo e che la sua nomina sarebbe nulla» (V. Trib. Padova, sez. I civ., 24 marzo 2017, dott.ssa Colussi).

A distanza di quasi due anni, il Tribunale di Milano si è orientato in senso diametralmente opposto, ritenendo che «l’asserita mancanza dei requisiti rileverebbe al più come motivo di revoca dell’amministratore da far valere nelle sedi competenti e non può costituire motivo d’impugnativa della delibera di nomina e tanto meno ai fini dell’eccepita invalidità della convocazione dell’assemblea del 9/5/2017, perché com’è noto, l’amministratore, una volta nominato dall’assemblea condominiale con delibera non dichiarata invalida, è legittimato a svolgere la sua attività di mandatario del condominio e quindi anche a convocare le assemblee fino alla cessazione dall’incarico, per dimissioni, mancata conferma o revoca giudiziale» (V. Trib. Milano, sez. XIII civ, 27 marzo 2019, dott. Pisani). Secondo tale orientamento, l’eventuale mancato conseguimento della formazione comporterebbe il diritto del condomino a richiedere la revoca dell’amministratore e non la nullità della delibera di nomina.

Le conseguenze dell’orientamento del Tribunale di Padova, piuttosto che del Tribunale di Milano hanno una sensibile rilevanza sugli atti posti in essere dall’amministratore nelle more dell’eventuale giudizio di impugnativa di delibera condominiale ovvero di revoca.

Infatti, nel primo caso vi è il rischio che gli atti posti in essere sarebbero affetti da inefficacia con onere di successiva ratifica da parte dell’assemblea condominiale; viceversa nel secondo caso gli atti posti in essere fino alla revoca non necessiterebbero di tale ratifica.

Ad avviso di chi scrive, l’orientamento milanese pare più attinente alla lettera del dato normativo. L’art. 71-bis disp. att. cod. civ. non fa riferimento alla “nomina” ma soltanto alla possibilità di “svolgere l’incarico”. Si tenga altresì conto che non vi è alcuna disposizione che onera l’amministratore di produrre – in sede di nomina – il possesso dei requisiti (ivi compreso l’essersi formato adeguatamente). Ovviamente il nominando amministratore, nel caso in cui abbia taciuto dolosamente la sua mancanza, sarà suscettibile di richiesta risarcitoria da parte dei condomini.

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