Manutenzione degli edifici

Il crollo di un edificio di cinque piani a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, oltre al dolore per le otto vittime e le diciotto famiglie sgomberate, riapre la disputa sulla salute del patrimonio immobiliare del nostro paese.
Per una tragica coincidenza, nella palazzina viveva, con la sua famiglia, l’architetto Giacomo Cuccurullo dell’ufficio dell’edilizia comunale, anch’egli vittima del cedimento del manufatto.
La costruzione risaliva agli anni Sessanta al momento dell’espansione della Città campana di 40 mila abitanti. Si tratta prevalentemente di case di edilizia popolare costruite con blocchi di tufo, localizzate tra la grande spiaggia di sabbia vulcanica e la Ferrovia Napoli-Salerno.
Nel palazzo crollato erano in corso lavori di ristrutturazione in almeno due appartamenti dopo un recente passaggio di proprietà e, secondo alcune testimonianze, c’erano stati segnali di criticità. Lo sbriciolamento di due piani chiama in causa la manutenzione sulla quale indaga la magistratura (i pm Pierpaolo Filippelli e Andreana Ambrosio) che ha aperto un fascicolo per omicidio plurimo e disastro, entrambi colposi.
Secondo uno studio dell’Agenzia Enea sulle nuove tecnologie di costruzione in Italia sarebbero presenti 200 mila case abusive e altre 200 mila circa semiabusive. Una ricognizione aerea di qualche anno fa lungo le coste scoprì l’esistenza di circa due milioni di villette per le vacanze ignote alle autorità comunali e al catasto.
Impietose le statistiche che si conoscono. Circa il 70% delle case italiane è stato costruito prima delle norme antisismiche del 1974 e di quelle sull’efficienza energetica che sono del 1976.
Secondo gli esperti, gli edifici con quaranta e più anni di vita richiedono interventi di manutenzione straordinaria con verifiche statiche. Se i Comuni varassero piani in tal senso, il giro d’affari sarebbe potenzialmente intorno ai 50 miliardi di euro, con importanti riflessi sull’ occupazione.
La tragedia di Torre Annunziata porta alla memoria altri clamorosi crolli di palazzi a Roma nel 2016, sul Lungotevere Flaminio e nella zona di Ponte Milvio. Nessun morto, ma ingenti danni e grandi disagi per chi ha dovuto abbandonare la propria dimora. Nel primo caso il cedimento ha coinvolto gli ultimi tre piani di un edificio degli anni Trenta. La causa evidente è la sconsiderata ristrutturazione dell’appartamento del quinto piano, dove il proprietario ha voluto creare un “open space” eliminando tramezzi e pilastri, indispensabili per la tenuta della struttura. La Procura di Roma ha chiesto quattro rinvii a giudizio per crollo colposo di costruzione. Sotto accusa il proprietario dell’immobile, il progettista della ristrutturazione e i rappresentanti dell’impresa che ha eseguito i lavori.
L’altro crollo, in via della Farnesina, fu dovuto alla circostanza che probabilmente l’intero manufatto, come dimostrerebbe una vecchia mappa, era stato edificato su un fosso con sbocco sul Tevere che era stato interrato nel dopoguerra, pochi anni prima della costruzione della palazzina. Con il tempo il flusso dell’acqua avrebbe rimosso la terra creando una cavità sotto l’edificio compromettendone così la stabilità.
A Barletta, nel 2011, morirono cinque operaie per il crollo di una palazzina che ospitava una fabbrica di maglieria. Ben più grave la tragedia a Foggia nel 1999 quando un edificio di 26 appartamenti cedette a causa di errori nell’esecuzione dei lavori di costruzione e per la cattiva qualità dei materiali utilizzati, in particolare del cemento. I morti furono 67 tra cui i costruttori del palazzo.
Tragedia ancora a Roma nel 1998. Dalle macerie di una palazzina di via Vigna Jacobini al Portuense estrassero 27 cadaveri. Nella sentenza i giudici scrissero che le cause del crollo erano «carenze progettuali ed estrema disomogeneità del calcestruzzo». Più lontane nel tempo (1981) le nove vittime a Pisa causate da un’esplosione che polverizzò due palazzine, in seguito a una fuga di gas.
Gli abusi edilizi sono una vecchia piaga italiana mai risolta, grazie anche a condoni e prescrizioni. Secondo gli ultimi dati del Cresme e di Legambiente nel 2016 sarebbero stati rilevati 17 mila abusi edilizi e la Guardia di Finanza soltanto nei primi sei mesi del 2017 avrebbe riscontrato 350 casi di illeciti sui litorali.