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Installazione di un ripetitore sul lastrico solare

Installazione di un ripetitore sul lastrico solare
Nella sentenza n. 8435 del 30 aprile 2020 la Cassazione, ha affrontato a SS.UU. le diverse problematiche legate all’installazione di un ripetitore telefonico sul lastrico solare. Le questioni principali analizzate hanno riguardato, in primis, la qualificazione giuridica dell’installazione (innovazione o no), il diritto costituito e le maggioranze necessarie per autorizzare l’installazione.

Nella sentenza n. 8435 del 30 aprile 2020 la Cassazione, ha affrontato a SS.UU. le diverse problematiche legate all’installazione di un ripetitore telefonico sul lastrico solare. Le questioni principali analizzate hanno riguardato, in primis, la qualificazione giuridica dell’installazione (innovazione o no), il diritto costituito e le maggioranze necessarie per autorizzare l’installazione.

Riguardo al primo aspetto la sentenza ha stabilito che “un lastrico solare sul quale venga realizzato un manufatto mantiene, ciò non di meno, la propria funzione di copertura del fabbricato e di protezione del medesimo dalle intemperie, ma tuttavia perde, per la parte della sua estensione su cui il manufatto insiste, la destinazione al calpestio” (Cass. SS.UU. 30 aprile 2020 n. 8435).

Tuttavia, non è possibile parlare di innovazione giacché l’installazione dell’impianto non avviene ad opera del condominio, di cui lo stesso abbia deciso di dotarsi, ma da un terzo, destinato all’utilizzo esclusivo dell’impianto.

Sulla questione della qualificazione dell’impianto stesso, la sentenza conviene sull’identificazione con un bene immobile, rientrando tra le “altre costruzioni, anche se unite al suolo a scopo transitorio” secondo il disposto dell'articolo 812, comma 2, codice civile. Per sostenere l’inclusione tra i beni immobili la Cassazione richiama precedenti pronunce: “… Costituisce bene immobile qualsiasi costruzione, di qualunque materiale formata, che sia incorporata o materialmente congiunta al suolo, anche se a scopo transitorio” (Cass. n. 22127/2009); “si deve considerare costruzione qualsiasi manufatto non completamente interrato che abbia i caratteri della solidità, stabilità e immobilizzazione al suolo …” (Cass. n. 20574/2007).

Individuata la natura giuridica del bene, la S.C. affronta la qualificazione del diritto costituito dal contratto di cessione dell’utilizzo dell’area condominiale. La Corte distingue tra diritto reale di godimento, come tale necessitante del consenso di tutti i condòmini, e diritto personale di godimento, come tale bastevole dell'approvazione a maggioranza. La particolarità della sentenza è che la stessa Corte non individua aprioristicamente la soluzione rimettendo ogni valutazione al giudice di merito, quale unico organo in grado di apprezzare l’effettiva natura del negozio con cui si determina l’autorizzazione all’installazione. La Corte stabilisce unicamente che debba essere considerato un contratto costitutivo di un diritto reale di godimento quello che pone l'attenzione sul bene lastrico, creando un diritto che ne consente la più ampia fruizione e rispetto al quale l'installazione del ripetitore rappresenti l'occasione d'uso, non la ragione fondante del patto.

Viceversa, se il contratto istituisce un diritto che prevede per l'impresa come interesse principale quello di installare il ripetitore, il contratto va qualificato come contratto costitutivo di un diritto personale di godimento.

Eventuale responsabilità del condominio per caduta da rampa condominiale

La Cassazione, sentenza 27 marzo 2020, n. 7580, esclude la responsabilità del condominio per i danni subiti da una condomina, caduta mentre scendeva la  rampa condominiale. Sostiene che nei casi in cui il danno non sia l'effetto di un dinamismo interno alla cosa in custodia, di per sé statica e inerte, ma richieda che al modo di essere della cosa si unisca l'agire umano, per la prova del nesso causale occorre dimostrare che lo stato dei luoghi presentava un'obiettiva situazione di pericolosità, tale da renderne potenzialmente dannosa la normale utilizzazione.

La questione ha riguardato un contenzioso incardinato da una condomina nei confronti del proprio condominio per ottenere il risarcimento danni ex art. 2051 c.c. a seguito di una caduta mentre scendeva la ripida rampa di accesso al piano interrato del complesso immobiliare.

A parere della condomina la rampa resa viscida dalla pioggia, sconnessa e priva di trattamento antiscivolo determinava la caduta.

Si costituiva in giudizio il condominio chiedendo il rigetto della domanda negando la propria responsabilità in quanto la rampa era dotata di scolo per acque piovane e scanalature per il deflusso delle acque e la pavimentazione, essendo in cemento, non necessitava di trattamento antiscivolo. Sosteneva il condominio che il sinistro era stato determinato dall’imperizia dell’attrice.

Nei primi due gradi di giudizio la domanda veniva rigettata. Così in Cassazione.

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