logo-ARPE
Home Speciali tecnici Contatti

Illegittima suddivisione delle spese di riscaldamento

Le spese del riscaldamento centralizzato di un edificio in condominio, ove sia stato adottato un sistema di contabilizzazione del calore, devono essere ripartite in base al consumo effettivamente registrato. Secondo la Cass. civile, sez. II, ord. 4 novembre 2019, n. 28242, è perciò illegittima una suddivisione di tali oneri operata, sebbene in parte, alla stregua dei valori millesimali delle singole unità immobiliari, né possono a tal fine rilevare i diversi criteri di riparto dettati da una delibera di giunta regionale, che pur richiami specifiche tecniche a base volontaria, in quanto atto amministrativo comunque inidoneo ad incidere sul rapporto civilistico tra condomini e condominio.

Un condomino, risultato soccombente in entrambi i giudizi di merito, ricorreva in Cassazione avverso la sentenza di secondo grado. Oggetto della controversia era la domanda di declaratoria di nullità della delibera assembleare, che aveva ripartito le spese del riscaldamento centralizzato contabilizzato, alimentato da gas metano, suddividendole in base al consumo conteggiato nella misura del 50% e per la restante quota secondo i millesimi di proprietà. Il ricorrente sosteneva che tale riparto non fosse conforme né alla delibera della Regione Lombardia, né alla normativa di attuazione di cui al Regolamento UNI CTI 10200 richiamata dalla Giunta regionale. Ad avviso del condomino, infatti, la quota da suddividere per millesimi doveva riguardare solo la spesa di manutenzione dell’impianto e la quota di combustibile non direttamente imputabile (poiché legata alla dispersione termica dell’edificio), mentre la residua quota doveva essere ripartita secondo i consumi effettivamente registrati.

Nell’accogliere il ricorso, la Corte rilevava che il Giudice costituzionale (14 novembre 2008, n. 369: fattispecie concernente lo svolgimento di attività di Bed & Breakfast in appartamenti situati in condominio) aveva affermato che una norma regionale non può incidere direttamente sul rapporto civilistico tra condomini e condominio. Pertanto, con riferimento al caso concreto, la stessa normativa regionale non può indicare i criteri di ripartizione degli oneri di contribuzione per la conservazione delle parti comuni o per la prestazione dei servizi comuni, andando a modificare la portata dei diritti e la misura degli obblighi spettanti ai singoli comproprietari, come fissati dalla legge statale o da una convenzione negoziale.

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi tutti i mesi ARPENews con notizie su condominio, attualità e giurisprudenza:

mail_outline

Proseguendo accetti l'informativa Privacy.