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Delibere condominiali e impugnazione del decreto ingiuntivo

Delibere condominiali e impugnazione del decreto ingiuntivo
L’amministratore, a seguito di protratta morosità del condomino, ha l’obbligo di recuperare forzosamente il credito verso il condominio

L’amministratore, a seguito di protratta morosità del condomino, ha l’obbligo di recuperare forzosamente il credito verso il condominio. Dopo formali diffide rimaste prive di riscontro è il ricorso a decreto ingiuntivo lo strumento per lo più utilizzato che il condòmino si vedrà notificare. All’ingiunto è comunque data la possibilità di fare opposizione entro il termine perentorio di quaranta giorni. Nella quasi totalità dei casi riscontrati nella prassi, chi si oppone al decreto ingiuntivo solleva questioni concernenti la deliberazione che ha dato origine all’obbligo di provvedere al pagamento delle spese condominiali, cosa che solitamente porta inevitabilmente al rigetto dell’opposizione. Nell’opposizione a decreto ingiuntivo non si possono far valere vizi di annullabilità inerenti alla delibera sottesa. Infatti, l’unico modo per sollevare eccezioni riguardanti il procedimento con cui è stata adottata la decisione dell’assemblea è l’impugnazione, prevista dall’art. 1137 del codice civile. Tale norma, tuttavia, fissa un termine molto breve per procedere con l’impugnazione: soli trenta giorni.

È molto frequente il caso in cui il condòmino non proceda tempestivamente con impugnazione ai sensi dell’art. 1137 c.c. e tenti quindi di svolgere le proprie difese in seguito, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo. In altri casi, invece, seppure proposta tempestivamente l’impugnazione ai sensi dell’art. 1137 c.c., l’ingiunto instaura comunque l’opposizione al decreto ingiuntivo, chiedendo la revoca proprio perché già pendente il giudizio d’impugnazione promosso avverso la delibera.

La Corte di Cassazione ha confermato che nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, emesso per la riscossione di contributi condominiali, il Giudice può accogliere l’opposizione del condòmino solamente qualora la delibera condominiale abbia perduto la sua efficacia, e ciò può avvenire solo quando l’esecuzione della stessa sia stata sospesa dal giudice dell’impugnazione (di cui all’articolo 1137 c.c.), oppure nel caso in cui detta delibera condominiale sia già stata annullata.

Il caso di decreto ingiuntivo opposto con eccezione di vizi di legittimità della delibera di approvazione del consuntivo è stato sottoposto al vaglio della Cassazione che recentemente ha deliberato con sentenza 16.04.2019 n. 10586.

La vicenda che ha determinato la sentenza della Corte di Cassazione, nasceva da un atto di citazione, con cui Tizio proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo con il quale il Tribunale di Milano, su ricorso del Condominio, aveva ingiunto di pagare la somma complessiva di euro 7.720,21 a titolo di spese condominiali, risultanti dal rendiconto consuntivo 2002, e dal bilancio preventivo 2003, approvati dall'assemblea condominiale del 16 luglio 2003. 

L'opponente, assumendo di avere sempre adempiuto, per la sua quota, gli obblighi contributivi condominiali, eccepiva l’inesistenza e/o nullità delle deliberazioni dell’assemblea approvate nell'adunanza del 16 luglio 2003, riguardanti il rendiconto consuntivo delle spese 2002 e la relativa ripartizione e l'approvazione del preventivo delle spese 2003. 

Istruita la causa, il Tribunale di Milano, con sentenza 11 gennaio 2010 n. 1006, rigettava le domande di Tizio e lo condannava al rimborso delle spese legali nei confronti del condominio.

La Corte di Appello di Milano, con sentenza n. 4386/2014 rigettava l'appello proposto da Tizio. Secondo la Corte distrettuale, l'appello non poteva essere accolto perchè i motivi di opposizione riproposti riguardavano tanto la corretta applicazione dei criteri di ripartizione delle spese condominiali quanto il funzionamento dell'impianto di riscaldamento, vizi che Tizio avrebbe dovuto far valere mediante l'impugnazione delle relative delibere entro trenta giorni dalla comunicazione delle deliberazioni approvate dall'assemblea condominiale. 

Era quindi adita la Corte di Cassazione che pregiudizialmente, sull’eccezione d’inesistenza della delibera, rilevava che il rapporto tra nullità e inesistenza di un atto giuridico esprime uno snodo, storicamente tra i più problematici dell'intera teoria dell'invalidità degli atti giuridici. Un atto è giuridicamente inesistente se manca degli elementi "rudimentali" tale che non sia possibile identificarlo o almeno identificare, strutturalmente, come un atto giuridico. In tutti i casi in cui, invece, l'atto è strutturalmente identificabile, lo stesso può essere, eventualmente, nullo, cioè, tamquam non esset, improduttivo di effetti giuridici, o annullabile perchè, per così dire, malformato. Solo un atto esistente può essere nullo o annullabile, com’è anche vero che se un atto è nullo o annullabile vuoi significare per se stesso che è un atto "strutturalmente" esistente. 

Il fatto che il caso in esame integrava gli estremi di un’erronea verbalizzazione esclude alla radice, che sia ipotizzata un'inesistenza della delibera. 

La Corte di Cassazione proseguiva verificando che le delibere oggetto del giudizio di legittimità non potevano considerarsi nulle ma tutt’al più annullabili.  

Con precedente sentenza – Cassazione 21 giugno 2018, n. 16389 – è stato chiarito che la nullità della delibera può essere rilevata anche in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, trattandosi dell'applicazione di atti la cui validità rappresenta un elemento costitutivo della domanda. Una delibera nulla, oltre che non soggetta ai termini d’impugnazione di cui all'art. 1137 c.c., non può, alla stregua dei principi generali in materia di organi collegiali, dirsi valida ed efficace nei confronti di tutti i condòmini, come invece vale per una delibera annullabile. È indubbio che una delibera condominiale che, adottando il criterio di riparto in parti uguali ha derogato ai criteri disposti dalla legge all'art. 1123 c.c. senza la necessaria unanimità, debba ritenersi nulla dunque tale nullità può essere rilevata nel giudizio di opposizione attivato contro il decreto ingiuntivo emesso per il pagamento dei relativi contributi condominiali, trattandosi di vizio che incide sull’esistenza stessa della delibera di approvazione della spesa, esistenza che il giudice deve verificare.

Nello stesso giudizio di opposizione, il condomino opponente non può far valere questioni attinenti all’annullabilità della delibera condominiale di approvazione dello stato di ripartizione. Tale delibera costituisce, infatti, titolo sufficiente del credito del condominio e legittima non solo la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche la condanna del condominio a pagare le somme nel processo oppositorio a cognizione piena ed esauriente, il cui ambito è, dunque, ristretto alla verifica della (perdurante) esistenza della deliberazione assembleare di approvazione della spesa e di ripartizione del relativo onere (Cass. SS.UU., 18 dicembre 2009, n. 26629; da ultimo, Cass. Sez. 2, 23.02.2017, n. 4672). Il giudice deve quindi accogliere l'opposizione solo qualora la delibera condominiale abbia perduto la sua efficacia, per esserne stata l'esecuzione sospesa dal giudice dell'impugnazione, ex art. 1137 c.c., comma 2, o per avere questi, con sentenza sopravvenuta alla decisione di merito nel giudizio di opposizione ancorché non passata in giudicato, annullato la deliberazione (Cass. Sez. 2, 14/11/2012, n. 19938; Cass. Sez. 6 - 2, 24/03/2017, n. 7741).

Alle deliberazioni prese dall'assemblea condominiale si applica, perciò, il principio dettato in materia di contratti dall'art. 1421 c.c., secondo cui è comunque attribuito al giudice, anche d'appello, il potere di rilevarne pure d'ufficio la nullità, ogni qual volta la validità (o l'invalidità) dell'atto collegiale rientri, appunto, tra gli elementi costitutivi della domanda su cui egli debba decidere (Cass. Sez. 2, 17.06.2015, n. 12582; Cass. Sez. 6 -2, 15.03.2017, n. 6652).

La nullità di una siffatta delibera può, quindi, essere fatta valere anche nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione dei discendenti contributi condominiali, trattandosi di vizio che inficia la stessa esistenza della deliberazione assembleare di approvazione della spesa (esistenza che il giudice dell'opposizione deve comunque verificare) e che rimane sottratto al termine perentorio di impugnativa di cui all'art. 1137 codice civile.

Al contrario il caso analizzato dalla sentenza Cass. civ. Sez. II, Sent., (ud. 13.12.2018) 16.04.2019, n. 10586 riguardava delibere sottese al decreto ingiuntivo impugnato, affette da vizi di annullabilità.

Come insegnano le SS.UU. di questa Corte di Cassazione con la sentenza n. 4806 del 2005, confermata e mai superata da altre successive decisioni, ha stabilito che devono qualificarsi nulle le delibere dell'assemblea condominiale prive degli elementi essenziali, le delibere con oggetto impossibile o illecito (contrario all'ordine pubblico, alla morale o al buon costume), le delibere con oggetto che non rientra nella competenza dell'assemblea, le delibere che incidono sui diritti individuali sulle cose o servizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini, le delibere, comunque, invalide in relazione all'oggetto. Devono, invece, qualificarsi annullabili le delibere con vizi relativi alla regolare costituzione dell'assemblea, quelle adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, quelle affette da vizi formali, in violazione di prescrizioni legali, convenzionali, regolamentari, attinenti al procedimento di convocazione o di informazione dell'assemblea, quelle genericamente affette da irregolarità nel procedimento di convocazione, quelle che violano norme richiedenti qualificate maggioranze in relazione all'oggetto. La giurisprudenza ha precisato in seguito che è solo annullabile la delibera con la quale erroneamente si applichi il criterio legale di riparto delle spese condominiali. 

La delibera condominiale che abbia invece ripartito le spese in modo errato è annullabile. 

Ora, nel caso in esame, stando a quanto evidenziato dallo stesso ricorrente, laddove evidenzia che la delibera assembleare aveva imputato allo stesso anche spese d'uso dell'impianto di riscaldamento, nonostante avesse chiesto l'esenzione dalle spese d'uso, per due su tre porzioni immobiliari, per i quali aveva operato il distacco dal riscaldamento centralizzato, si denuncia un vizio di ripartizione, ma, non un vizio dei criteri legali di ripartizione, delle spese condominiali. Un vizio dunque che sarebbe dovuto essere fatto valere mediante impugnazione della relativa delibera entro il termine di decadenza di trenta gironi di cui all'art. 1137 codice civile. 

Correttamente, dunque, la sentenza di appello impugnata ha ritenuto che nel giudizio de quo, relativo all'opposizione a decreto ingiuntivo azionato dal condominio per la riscossione delle quote condominiali, era preclusa la possibilità di far valere vizi della delibera condominiale, oltretutto, oltre il termine dei trenta giorni stabiliti dal codice civile (art. 1137).

Pertanto, ancora una volta, è riconfermato il principio secondo cui nel giudizio relativo all'opposizione a decreto ingiuntivo azionato dal condominio per la riscossione delle quote condominiali, è preclusa la possibilità di far valere vizi di annullabilità della delibera condominiale, che devono invece essere fatti valere mediante l'impugnazione della delibera stessa ex art. 1137 c.c. con il termine dei 30 giorni per l'annullabilità delle delibere.

Il Giudice dell'opposizione è tenuto esclusivamente a verificare l'esistenza del debito e la documentazione posta a sostegno del ricorso per ingiunzione di pagamento, ma non può in alcun modo verificare, sia pure in via incidentale, l'annullabilità o meno della delibera posta a sostegno dell'ingiunzione di pagamento, essendo chiamato esclusivamente a verificare la sua perdurante efficacia.

Tale principio incontra l'unica eccezione nel caso di nullità della delibera posta a fondamento del decreto ingiuntivo, poiché il Giudice potrà ben rilevarla d'ufficio.

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