Crolli a Roma: non solo per colpa del terremoto

FEDERPROPRIETÀ: via la tariffa sull’occupazione di suolo pubblico per l’utilizzo di ponteggi e impalcature

Il 2016 è stato decisamente un anno nero per i crolli a Roma. Il 20 gennaio ci fu quello degli ultimi tre piani di un edificio degli anni trenta del Novecento in lungotevere Flaminio. Il 24 settembre quello a ponte Milvio, che vede ancora gli inquilini fuori delle loro abitazioni. E poi i crolli più recenti dovuti alle scosse di terremoto che nelle scorse settimane hanno interessato anche la Capitale, oltre ovviamente l’Italia centrale. Per fortuna a Roma non ci sono state vittime, a differenza di quanto accadde il 16 dicembre 1998, quando collassò in piena notte un palazzo di cinque piani in via Vigna Jacobini 65, al Portuense, portandosi via la vita di ventisette persone, fra cui sei bambini. Prima della tragedia del Portuense, l’incidente più grave era stato registrato nel 1991, il 19 febbraio, quando durante i lavori di restauro era venuta letteralmente giù una parte di un palazzo in piazza del Fico, nel centro storico, uccidendo un operaio. Cinque anni prima, il 23 luglio 1986, altro incidente mortale, stavolta in via Pisacane, a Monteverde Vecchio, dove un’infiltrazione d’acqua arrivò a logorare talmente una palazzina che la fece collassare, mietendo due vittime.
Ma non sono solo i difetti strutturali delle palazzine a destare preoccupazione. Esistono vari rischi idrogeologici nella Capitale, in particolare derivanti dalle cavità presenti nel sottosuolo, dal rischio di allagamenti e anche di frane. Il Piano Regolatore Generale di Roma Capitale, nell’ultima versione datata 2008, fra i suoi allegati vanta anche la “Carta della pericolosità e vulnerabilità geologica del territorio comunale”. Nella relazione redatta dai tecnici è elencata tutta una serie di “eventi franosi” che, dal 1925 al 1998, hanno interessato la città coinvolgendo edifici. In totale le vittime accertate sono state trentasei, anche se l’evento più tragico si conta nel lontanissimo 1929, quando morirono sei persone, mentre l’ultimo incidente mortale risale al 27 marzo 1998 a ponte Galeria.
Tuttora a Roma ci sono centinaia, forse migliaia di famiglie che convivono da anni con la paura. Nell’aprile scorso il quotidiano Il Tempo ha raccontato il dramma delle 124 famiglie di via Montecassiano a San Basilio, dove cinque palazzine ex Enpas sono state definite a rischio crollo, ma l’Inps ancora non ha trovato una sistemazione alternativa ai residenti. E tante, troppe fessure nei muri sono state denunciate anche dai residenti di via dei Sabelli 100, angolo con via dei Reti, a San Lorenzo, dove l’edificio ultracentenario parrebbe aver accusato il colpo dopo la demolizione del gemello che ospitava le storiche Fonderie Bastianelli. Poco rassicurante, invece, lo stato dell’edificio di viale Città d’Europa 641, al Torrino, dove i residenti si sono rivolti alla magistratura.
Tornando ai nostri giorni, il palazzo di ponte Milvio (per la precisione in via della Farnesina 5) non sarebbe collassato per questioni strutturali ma l’ipotesi più consistente è quella del cedimento del terreno sottostante le fondamenta a causa d’infiltrazioni d’acqua. Dunque, manutenzione ai minimi termini, prevenzione il più delle volte quasi nulla e un grande assente: il fascicolo di fabbricato, patentino dello stato di salute di un palazzo, abolito otto anni fa, dopo che TAR e Consiglio di Stato annullarono la delibera licenziata nel 1999 dal Comune, di fatto mai diventata operativa. Punti sui quali battono gli esperti all’indomani del crollo in via della Farnesina. Una vera e propria “carta d’identità”, per ricostruire la successione di tutti gli interventi che sono stati realizzati all’interno dello stabile dalla sua costruzione a oggi.
Sempre secondo gli esperti, buona parte del patrimonio edilizio di Roma rischia di subire crolli strutturali. Ma la colpa non è del sottosuolo, che pure è in molti punti cavo tanto che la città, secondo l’Ispra, è tra le più interessate al mondo da voragini del terreno in superficie. Al contrario, la responsabilità è della mancanza di manutenzione e di anni di speculazione edilizia e appalti al ribasso. Secondo CNA, Confartigianato e ACER, almeno il 60% degli immobili è anteriore agli anni Ottanta e non rispetta le attuali norme sulla sicurezza, tanto sismica quanto idrogeologica.
Il rischio idrogeologico del sottosuolo di Roma non fa che accentuare il problema: «La città è a rischio esondazioni ma i palazzi in generale sono privi di indagini geotecniche», ha dichiarato a Repubblica il presidente dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia, Carlo Doglioni. Non solo: il rischio aumenta se si costruisce troppo vicino ai fiumi, perché si amplificano gli effetti delle onde sismiche. E, infatti, non si può escludere che il terremoto di Amatrice abbia avuto conseguenze, anche se piccole, sul crollo dello stabile di via della Farnesina. A dirlo è il presidente di Confartigianato edilizia, Marco Matteoni, secondo cui nella zona di ponte Milvio si sono formate nel corso degli anni infiltrazioni d’acqua che «hanno bucato le fondamenta del palazzo».
Da tempo manca una pulizia completa dei fondali del Tevere: per Legambiente l’ultima risale al 2008 e non ha interessato tutto il fiume, nonostante le zone di ponte Milvio e lungotevere nord siano considerate al livello massimo di rischio idrogeologico. In sostanza, per il presidente dell’associazione dei costruttori romani, Edoardo Bianchi se si vuole mettere in sicurezza il patrimonio edilizio, bisogna avviare un programma di manutenzione a lungo termine. Lo dice il presidente dell’associazione dei costruttori romani, Edoardo Bianchi, che aggiunge: «Senza fare inutili allarmismi, siamo insufficienti sul piano della sicurezza sismica, stradale e idrogeologica. Servono due generazioni per fare interventi strutturali. Ma dobbiamo iniziare ora».
Che fare dunque? Intanto c’è una proposta che, se accolta, consentirebbe un rapido intervento per consolidare quegli edifici che hanno subito crepe e cedimenti a causa delle recenti scosse di terremoto. In accordo con ARPE-FEDERPROPRIETÀ, l’ha presentata al sindaco e alla Giunta il consigliere Fabrizio Ghera, di Fratelli d’Italia. «Le scosse di forte magnitudo che si sono verificate nelle ultime settimane nel centro dell’Italia hanno destato non poca preoccupazione anche nella Capitale, essendo state avvertite in maniera energica in tutta la città – si legge nella mozione – e, a seguito di queste scosse, in molti palazzi, strutture e monumenti si sono potuti riscontrare problemi di staticità dovuti alla sollecitazione che ha creato lesioni, crepe e in parte anche crolli. Tale situazione deve necessariamente aprire un percorso di verifica e controllo immediato che veda impegnata la Pubblica amministrazione, così come tutti i soggetti interessati».
Da qui la richiesta al sindaco e alla Giunta «affinché si preveda l’abbattimento della tariffa sul pagamento dell’Occupazione di suolo pubblico per l’utilizzo di ponteggi e impalcature da parte di condomini o privati per l’esecuzione di lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento e ristrutturazione di edifici che abbiano riscontrato problemi di staticità a seguito delle sollecitazioni sismiche, anche al fine di incoraggiare, attraverso una misura di tal genere, la ripresa economica in termini di occupazione, di qualità del lavoro e di rilancio di un settore, quello dell’edilizia, fortemente penalizzato dalla forte recessione economica degli ultimi anni».