Comunali: una partita complicata

Ognuno per sé. Per perdere la sfida di Roma. La situazione del centrodestra a Roma per le elezioni amministrative di giugno è un misto tra delirio di ambizioni personali, egoismi politici e guerra tra bande prima federate sotto l’unico simbolo del Popolo della Libertà. Se la situazione non si sbloccherà – ed è difficilissimo che accada – contro i candidati del centrosinistra si troveranno a correre in quattro: Alfio Marchini, ingegnere, imprenditore e costruttore romano, appoggiato da Ncd e dagli ex del partito di Alfano confluiti nella sua lista civica, Guido Bertolaso, sostenuto da Berlusconi, Francesco Storace, che corre da solo con la sua lista “La Destra”, e Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, insieme a “Noi con Salvini”, versione sudista della Lega. A loro si aggiungono, in ordine sparso, Flavio Tosi, sindaco uscente di Verona, Alfredo Iorio, di Forza Nuova, e Simone Di Stefano, di Casapound.

Ma è sui primi quattro che si concentrano gli occhi di tutti gli elettori del centrodestra, sconcertati da una tale confusione. L’ingrediente che ha fatto “impazzire” una coalizione che era tenuta insieme solo dal carisma di Berlusconi, è stato in buona parte Giorgia Meloni. È suo il veto su Marchini, sul quale erano confluiti Forza Italia e Lega. Bocciato Marchini è iniziato un balletto surreale con Meloni prima disposta a candidarsi, poi pronta a ritirare la candidatura perché incinta, per annunciare alla fine la sua “discesa in campo”.

E con lei si è alleato anche Matteo Salvini. Una mossa che ha svelato il vero obiettivo di questa battaglia: dare la spallata finale a Berlusconi, per conquistare la leadership del centrodestra. Il segretario federale del Carroccio ci sta provando in tutti i modi, mettendo in discussione anche le alleanze del centrodestra a Torino, Napoli e Benevento. È chiaro che un risultato modesto di Forza Italia, con la Lega e FdI che lasciano gli “azzurri” alle spalle, metterebbe Berlusconi all’angolo che però, almeno per Roma, avrebbe in mente un piano B: mollare Bertolaso e appoggiare Alfio Marchini per ricollocare sempre di più Forza Italia al centro del dibattito politico-amministrativo e, in quel modo, tentare addirittura la “Mission Impossible” di arrivare al ballottaggio al posto del candidato Pd, Roberto Giachetti (anche lui messo in crisi dalla lista di sinistra che stanno organizzando Stefano Fassina e l’ex sindaco Ignazio Marino). L’avversaria sarebbe Virginia Raggi, del Movimento 5 Stelle, che nei sondaggi è già data come vincitrice a mani basse della corsa per il Campidoglio. Se invece i candidati del centrodestra insisteranno nell’andare ognuno per conto suo, per la coalizione sarà una disfatta che segnerà la fine della fase storica che si era aperta nel ’93 con la sfida Fini – Rutelli. Da quella sconfitta, di misura, si era aperta però una fase che ha portato, negli anni, alla conquista della Regione, della Provincia e del Campidoglio.