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Occupazione illecita di abitazioni e stato di necessità

Occupazione illecita  di abitazioni e stato di necessità

Il codice penale all’articolo 633 sanziona la condotta di chi abusivamente e senza l'autorizzazione del titolare, invade edifici o terreni, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, con una sanzione da 103 a 1.032 euro e la reclusione fino a due anni. La pena è applicata su querela della persona offesa. Alla luce dell’attuale situazione appare evidente che la sanzione prevista non riesce a sortire deterrenza e a evitare le plurime occupazioni d’immobili specialmente pubblici. Appare evidente che occorrerebbero sanzioni più severe.

Con riguardo al fatto che chi ha occupato l’immobile sia stato costretto da uno stato di necessità, bisogna separare la fattispecie amministrativa da quella penale.

Secondo una sentenza del Tar del Lazio (20 marzo 2015, n.4407/15), anche in caso di stato di necessità, se il Comune ordina lo sgombero, chi ha commesso il fatto deve lasciare l’immobile pubblico, anche se questo era disabitato nel momento dell’occupazione.

Il discorso è diverso per la fattispecie penale. Il c.p., all'art. 54, titolato "stato di necessità", sancisce che non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, positivizza la più complessa, quanto a inquadramento sistematico, delle cause di esclusione della punibilità.

È noto come l’articolo 54 c.p. positivizzi un’ipotesi di non punibilità per il caso di chi abbia commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale e non evitabile di un danno grave alla persona. Il tenore letterale della norma conduce a ritenere, senza tema di smentita, che il legislatore abbia voluto circoscrivere la portata della scriminante ai soli diritti personalissimi. Tuttavia, mentre per una posizione giustamente rigorista il danno grave alla persona deve essere interpretato solo nel senso di pericolo per la vita e l’integrità fisica, altra posizione, con un’interpretazione estensiva, ha ascritto rilievo a qualsiasi diritto inviolabile della persona. In questo modo sono rientrate nel concetto di danno grave alla persona ex art. 54 c.p. anche situazioni che pongono in pericolo solo indirettamente l’integrità fisica, in quanto attentano alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, tra i quali deve essere ricompresa anche l’esigenza di un alloggio.

Nel tempo, la giurisprudenza si è andata così assestando sempre più su tale ultima interpretazione estensiva del concetto di danno grave alla persona, includendo anche il diritto di abitazione tra quelli inviolabili della persona, che trova il suo fondamento costituzionale nel “catalogo aperto” rappresentato dall’art. 2 Cost., oltre che nell’art. 3 co. 2 Cost. L’abitazione, in sostanza, viene a essere intesa come strumento indispensabile per consentire la concreta attuazione dei diritti fondamentali e la sua mancanza rappresenta un grave ostacolo allo sviluppo della persona. I risultati si vedono.

Ciò posto, la giurisprudenza in più occasioni si è trovata a considerare se, e in presenza di quali presupposti, possa essere applicata alla fattispecie penalmente rilevante di occupazione abusiva di alloggi la scriminante dello stato di necessità. Ed è stata avvertita in modo reiterato la necessità di circoscrivere la sfera d’azione dell’esimente ai soli casi in cui siano presenti indiscutibilmente tutti gli elementi costitutivi della stessa: il requisito della necessità e l’inevitabilità del pericolo che deve essere attuale. E tale limitazione all’operatività della scriminante, si giustifica se solo si considera che vengono a essere coinvolti diritti di terzi (come il diritto di proprietà nel caso di specie) che non possono essere compressi se non in condizioni eccezionali e comprovate.

Con riferimento alla fattispecie di reato di cui all’art. 633 c.p. (invasione di terreni o edifici) viene spesso in rilievo nelle aule di tribunale la causa di giustificazione di cui all’art. 54 c.p. invocata da parte di chi sostiene di aver occupato abusivamente l’immobile per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona. Al riguardo, l’orientamento prevalente della giurisprudenza – tanto quella di legittimità quanto quella di merito – è sicuramente consolidato nel riconoscere la sussistenza della scriminante in questione solo in casi di assoluta emergenza e necessità, escludendo, pertanto, il riconoscimento dell’art. 54 c.p. ogni qualvolta l’occupazione abusiva dell’immobile derivi dall’indisponibilità di altri luoghi da adibire ad abitazione e non da reali pericoli di danni gravi alla persona.

Inoltre, venendo in rilievo il diritto di proprietà un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 54 c.p., alla luce dell’art. 42 Cost., non può che pervenire a una nozione che concili l’attualità del pericolo con l’esigenza di tutela del diritto di proprietà del terzo che non può essere compresso in permanenza perchè, in caso contrario, si verificherebbe, di fatto, un’ipotesi di esproprio senza indennizzo o, comunque, un’alterazione della destinazione della proprietà al di fuori di ogni procedura legale o convenzionale.

È stato, dunque, affermato il seguente principio di diritto: «Lo stato di necessità, nella specifica e limitata ipotesi dell’occupazione abusiva di bene immobile altrui, può essere invocato solo per un pericolo attuale e transitorio e non certo per sopperire alla necessità di trovare un alloggio al fine di risolvere, in via definitiva, la propria esigenza abitativa».

La Cass. Pen. Sez. II, 21 dicembre 2011, n. 4292 ha statuito che «l’occupazione arbitraria di un appartamento di proprietà dello IACP rientra nella previsione dell’art. 54 cod. pen. solo se ricorra il pericolo attuale di un danno grave alla persona, non coincidendo la scriminante dello stato di necessità con l’esigenza dell’agente di reperire un alloggio e risolvere i propri problemi abitativi».

La Corte di Cassazione (sez. II Penale, sentenza 17 – 24 ottobre 2014, n. 44363) è tornata a pronunciarsi su un caso di occupazione abusiva di alloggio, e in particolare sull’applicazione della scriminante dello stato di necessità ex art. 54 c.p. affermando: «L’illecita occupazione di un bene immobile é scriminata dallo stato di necessità conseguente al danno grave alla persona, che ben può consistere, oltre che in lesioni della vita o dell’integrità fisica, nella compromissione di un diritto fondamentale della persona come il diritto di abitazione, sempre che ricorrano, per tutto il tempo».

Da ultimo sull’argomento è intervenuta la Corte di cassazione con la recentissima sentenza 7 giugno 2019, n. 25225 Sez. II. La vicenda riguardava impugnazione della sentenza della Corte di Appello che confermava quella di primo grado con la quale Tizio e Caia erano stati dichiarati colpevoli in concorso tra loro del reato d’invasione di edificio (artt. 110, 633, 639-bis, cod. pen.) per avere arbitrariamente invaso al fine di occuparlo un appartamento (ex residence delle FF.SS.) di proprietà del comune e condannati a pena ritenuta di giustizia.

Avverso tale pronuncia, gli imputati proponevano ricorso in Cassazione evidenziando che nel caso in esame doveva ritenersi sussistente la scriminante dello stato di necessità di cui all'art. 54 c.p. avendo gli imputati posto in essere l'occupazione dell'immobile in presenza di una temporanea e contingente esigenza abitativa, stante lo stato di gravidanza di Caia e la situazione d’indigenza del nucleo familiare, attesa l'invalidità al 100% di Tizio tale da impedirgli di svolgere attività lavorativa.

La Corte di Cassazione dichiarava il ricorso inammissibile sulla base delle seguenti considerazioni «L'illecita occupazione di un immobile è scriminata dallo stato di necessità solo in presenza di un pericolo imminente di danno grave alla persona, non potendosi legittimare – nelle ipotesi di difficoltà economica permanente, ma non connotata dal predetto pericolo – una surrettizia soluzione delle esigenze abitative dell'occupante e della sua famiglia» (26.03.2015, Sez. 2, n. 28067) e, ancora, che «in tema d’illecita occupazione di un alloggio popolare, lo stato di necessità può essere invocato solo per un pericolo attuale e transitorio e non per sopperire alla necessità di trovare un alloggio al fine di risolvere in via definitiva la propria esigenza abitativa, tanto più che l'edilizia popolare è destinata a risolvere le esigenze abitative dei non abbienti, attraverso procedure pubbliche e regolamentate» (fattispecie in cui la Corte ha escluso la sussistenza della scriminante, invocata dal ricorrente in ragione dello stato di gravidanza del coniuge e ha, altresì, ritenuto irrilevante la circostanza che il precedente assegnatario dell'immobile lo avesse liberato in favore dell'imputato, spettando tale funzione all'ente pubblico preposto).

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