logo-ARPE
Home Speciali tecnici Contatti

Bisogna approfittare dei bonus energetici

È importante cogliere l’occasione degli incentivi fiscali per investire in lavori che abbiano in prospettiva la capacità di abbattere realmente i consumi e le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

È importante cogliere l’occasione degli incentivi fiscali per investire in lavori che abbiano in prospettiva la capacità di abbattere realmente i consumi e le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

All’ultimo summit internazionale sull’ambiente, che avrebbe dovuto affrontare i problemi inerenti al risparmio energetico e alla riduzione di emissione di CO2, cioè di anidride carbonica, nei processi di produzione di energia, erano assenti rappresentanti di Cina e India. I loro Paesi sono giganti industriali che immettono enormi quantità di CO2 nell’atmosfera, per via della preponderanza di centrali termoelettriche (soprattutto alimentate da carbone) che vi operano. Non si può sapere, oggi, se saranno presenti ai prossimi incontri, ma è possibile affermare che questo tema rimane ineludibile se si vuole davvero intraprendere la strada della conservazione del pianeta.

Le conseguenze di un’immissione indiscriminata di CO2 sono note e non è il caso, in questa sede, di soffermarsi ulteriormente su di esse; omettiamo anche di approfondire le ragioni del fallimento di tanti tentativi sperimentali di ingabbiare la CO2, prodotta dalle centrali energetiche, e iniettarla nel sottosuolo, contando sulla sua dissoluzione nelle acque sotterranee. Se la strada da perseguire è quella del risparmio energetico, può essere interessante soffermarsi sullo stato dell’arte nel nostro Paese delle politiche intraprese per ridurre i consumi energetici e in particolare sugli effetti degli incentivi fiscali, introdotti negli ultimi anni, per favorire il risparmio energetico domestico. È noto che dal 2011 il Governo, nel tentativo di sortire un duplice effetto, ha varato dei bonus fiscali, che prevedono una detrazione fino al 65%, recuperabile in rate decennali, di quanto speso per ristrutturazioni o interventi sul patrimonio edilizio finalizzati a ottenere un risparmio energetico, attraverso sia la riduzione dei consumi, sia l’abbattimento delle dispersioni. Come già accennato, questo provvedimento, reiterato nel 2012, nel 2013, e ancora vigente nel 2014, aveva lo scopo di favorire gli investimenti finalizzati al risparmio energetico, ma anche quello, più generale, di dare un po’ d’ossigeno all’industria edilizia, particolarmente sofferente in questi tempi di crisi. Speriamo che il legislatore abbia pensato anche a orientare questo settore industriale verso la ristrutturazione e il recupero edilizio, piuttosto che verso le nuove costruzioni, che raggiungono, enormi percentuali di invenduto. Allo stesso tempo questo è uno dei vari provvedimenti legislativi tesi a far affiorare il sommerso che, in passato, si è annidato proprio, e molto, in queste attività.

I numeri, in termini strettamente economici, sembrano dare ragione al legislatore. Infatti, i dati del 2011, parlano di 17,7 miliardi di euro investiti nella ristrutturazione edilizia e per il risparmio energetico, cresciuti a 19,2 nel 2012; e al 27,8, nel 2013, registrando un incremento del 46% rispetto all’anno precedente. Per l’inizio del 2014, i dati, riferiti al solo primo bimestre, rivelano 5.8 miliardi di euro, investiti in interventi riconducibili a tali provvedimenti legislativi. Questo valore, se riferito al medesimo periodo del 2013, rappresenta il 54% in più, che sembra confermare il trend crescente. È possibile che in questo modo sia stata favorita l’immissione sul mercato di patrimoni e risparmi privati, attratti dalla detrazione fiscale, ma è indubbio che ciò abbia dato, e stia dando ancora, un importante supporto alla sopravvivenza del settore edilizio. Allo stesso tempo queste attività sembrano andare nella direzione indicata dal recente report Ecofys [società di consulenza specializzata nel campo dell’energia e dell’ambiente, ndr], che individua nella cosiddetta green building e nella gestione sostenibile degli edifici, cioè in quegli interventi di profonda ristrutturazione degli edifici domestici, la strada necessaria per raggiungere gli obiettivi di risparmio energetico stabiliti a livello europeo. Ove queste iniziative trovassero spazio in un programma coordinato a livello europeo, le previsioni stimano in un risparmio del 40% nell’utilizzo dell’energia e, addirittura del 60%, per quanto riguarda il gas, entro il 2030. Non tutto, però, è rose e fiori. Infatti, se i numeri suscitano qualche ottimismo, dal punto di vista strettamente tecnico, per quanto riguarda l’Italia, rimangono alcuni dubbi sull’effettivo beneficio energetico degli investimenti registrati a seguito dell’introduzione degli incentivi. Infatti, non c’è convergenza di vedute sull’indirizzo di tali interventi, nel senso che più di qualcuno sostiene che, la maggior parte di essi, sia orientata verso la ristrutturazione del patrimonio edilizio, più che verso il risparmio energetico. Allo stesso tempo è opinione di alcuni, non pochi e non sprovveduti, che la politica d’incentivazione fiscale, in favore delle ristrutturazioni edilizie e degli interventi finalizzati al risparmio energetico, nel medio periodo, potrebbe rivelarsi troppo onerosa, per le sempre troppo esangui casse dello stato. La politica in atto potrà, infatti, rivelarsi effettivamente vantaggiosa se saprà inserirsi in un quadro generale di ripresa economica, in grado di assorbire il mancato gettito fiscale derivante da tali incentivi, che hanno orizzonte decennale. Diversamente potrebbe rivelarsi un costo troppo elevato per l’Erario. Pur tenendo presente tali aspetti, occorre però affermare che la strada intrapresa è comunque corretta sia perché indirizzata nella stessa direzione indicata dall’Unione Europea, sia perché, se perseguita correttamente, cioè raggiungendo, realmente, obiettivi di risparmio energetico nel breve, medio termine, è destinata a ridurre notevolmente i costi energetici del nostro Paese che, com’è noto, sono mediamente più alti, anche in termini unitari, dei principali partner e competitori europei. E allora non resta che ribadire l’importanza di continuare a utilizzare questi incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie in generale, e per gli interventi finalizzati al risparmio energetico, cercando di privilegiare sempre più questo secondo ramo di facilitazioni, perché è quello che, in ogni caso è destinato a produrre benefici sia al singolo proprietario sia, più in generale, all’intero quadro generale delle risorse pubbliche dello Stato. In questo campo ci sono interventi di tipo passivo, tesi a ridurre le dispersioni termiche, come la semplice sostituzione degli infissi, con altri di più recente concezione, provvisti di doppio vetro e taglio termico, o come la realizzazione di un cappotto isolante, interno o esterno.

Ma ci sono anche interventi di tipo attivo, che nel medio termine potrebbero anche produrre profitti per il proprietario dell’immobile. Ad es. l’installazione di pannelli fotovoltaici, o di microturbine eoliche, che, se opportunamente progettati, possono fornire l’energia elettrica per l’autoconsumo ed anche in eccesso per essere venduta al gestore di energia elettrica, con inevitabile beneficio economico. Se, invece, nel campo degli interventi di tipo attivo, non s’intende inoltrarsi in iniziative apparentemente troppo articolate, può essere sufficiente limitarsi alla sostituzione della caldaia a gas con una a condensazione. L’importante è cogliere quest’occasione degli incentivi fiscali per investire in opere che abbiano in prospettiva la capacità di abbattere realmente i consumi energetici.

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi tutti i mesi ARPENews con notizie su condominio, attualità e giurisprudenza:

mail_outline

Proseguendo accetti l'informativa Privacy.