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Ascensore nel condominio, barriere architettoniche

Corte di Cassazione, con sentenza 28 marzo 2017 n. 7938

La Corte di Cassazione, con sentenza 28 marzo 2017 n. 7938, ha stabilito che la sopraelevazione del precedente impianto di ascensore e il conseguente ampliamento della scala padronale da parte del proprietario del superattico sono legittimi se finalizzati all'abbattimento delle barriere architettoniche, le suddette opere non possono essere escluse unicamente in forza di una disposizione del regolamento condominiale che subordini all'autorizzazione del condominio l'esecuzione di qualsiasi opera che interessi le strutture portanti o l'aspetto architettonico dello stabile.
Il Tribunale di Roma, con sentenza del 2003, autorizzava gli eredi di un'anziana signora all'esecuzione delle opere aventi a oggetto la modifica dell'impianto di ascensore e la prosecuzione della scala condominiale sino al piano superattico; contestualmente, li condannava al risarcimento del danno provocato al condominio dall'esecuzione dei predetti lavori, che avevano inciso negativamente sul decoro architettonico dell'edificio e avevano determinato un pregiudizio derivante dal maggior utilizzo e sfruttamento del nuovo impianto da parte degli ultimi appartamenti da esso serviti.
Con sentenza del 2013, la Corte d'Appello di Roma, su ricorso del condominio, ordinava la rimessione in pristino dello stato dei luoghi; si precisava che era inapplicabile la normativa sull'eliminazione delle barriere architettoniche in assenza della concreta dimostrazione della difficoltà di deambulazione della conduttrice dell'immobile sito all'ultimo piano.
Del resto, le opere contrastavano le disposizioni restrittive del regolamento condominiale.
La Corte di Cassazione, con pronuncia n. 7938/2017, richiamando la sentenza n. 167/1999 della Corte Costituzionale, ha ricordato che la legislazione relativa ai portatori di handicap – Legge 9 gennaio 1989, n. 13 (“Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”), e Legge 5 febbraio 1992, n. 104 («Legge - quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate») – ha mutato radicalmente le modalità di risoluzione dei problemi delle persone affette da invalidità, i quali attualmente devono essere posti a carico dell'intera collettività. Il predetto cambio di prospettiva ha trovato esplicazione nell'introduzione di disposizioni generali per la costruzione degli edifici privati e per la ristrutturazione di quelli preesistenti, intese all’eliminazione delle barriere architettoniche, indipendentemente dall’effettiva utilizzazione degli edifici stessi da parte delle persone disabili. La sentenza in esame è stata conseguentemente cassata.

Categoria: Sentenze
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