Anche Roma danneggiata dal sisma

Fin dal 1349 i terremoti avvenuti nell’Italia centrale, con epicentri sull’Appennino, creano problematiche ai monumenti e agli edifici storici. Non basta che il complesso del tessuto edilizio sia considerato a basso rischio perché la mancanza di progettualità e prevenzione lo rendono vulnerabile a scosse anche modeste

Gli eventi sismici dell’Italia centrale, con epicentri sull’Appennino, hanno avuto risentimenti in un’ampia area, raggiungendo anche la Capitale. Non si tratta di una novità. Roma, infatti, ha risentito anche nel passato di terremoti importanti e i monumenti ne sono testimoni viventi. Al riguardo, val la pena ricordare quanto evidenziato dall’architetto Domenico Fontana nel 1596. Incaricato da Papa Sisto V di ristrutturare la Colonna Aureliana, oggi al centro dell’omonima piazza davanti al Palazzo Chigi, il Fontana notò le pessime condizioni del monumento e la presenza di uno scorrimento tra alcuni rocchi con rotazione tra gli stessi. Gli esperti attribuiscono questo effetto al forte terremoto che colpì l’Abruzzo il 22 gennaio 1349 ed ebbe importanti risentimenti anche a Roma.
Anche l’evento sismico del 13 gennaio 1915, con epicentro nella Marsica, fece registrare importanti danni, soprattutto nella fascia alluvionale che circonda il Tevere.
Va osservato che gran parte del tessuto edilizio della capitale, considerata zona a bassa sismicità, è stato progettato e costruito senza tener conto delle azioni orizzontali che può produrre un sisma e, pertanto, risulta molto vulnerabile anche ad azioni sismiche modeste. A ciò va aggiunto che alcune zone di Roma, a cause delle non ottimali caratteristiche del sottosuolo, sono suscettibili di importanti amplificazioni sismiche, con ovvie conseguenze sul costruito. Si intuisce che le vibrazioni avvertite negli edifici e molto spesso i danni ivi riscontrati sono semplicemente l’ovvia conseguenza di quanto detto.
Che cosa bisogna fare? Il consiglio è senz’altro quello di rivolgersi a un competente ingegnere strutturista, che deve valutare essenzialmente due aspetti.
Il primo riguarda l’eventuale presenza di motivi che rendano inagibile la struttura. Un edificio non è agibile, ovviamente, se presenta danni alle strutture portanti, ma non solo. Anche l’esistenza di danni facilmente e velocemente rimovibili, come un pavimento danneggiato o un tramezzo lesionato o instabile, può determinare l’inagibilità dell’intera opera. A volte l’inagibilità è legata a cause esterne: ad esempio, un edificio pericolante nelle vicinanze o lungo le strade di accesso.
Il secondo aspetto, non meno importante, riguarda il comportamento della struttura in caso di future scosse: l’ingegnere deve stabilire se l’edificio sia in grado di sopportare, senza crollare o causare vittime, un evento sismico di intensità pari a quello già verificatosi. Quest’aspetto richiede un’assunzione di responsabilità ben maggiore e, pertanto, un giudizio che non può che basarsi su un’idonea preparazione e sull’esperienza maturata in casi precedenti. Su questo secondo aspetto le previsioni di sismologi sull’evoluzione del fenomeno sono di particolare importanza.
Come comportarsi in caso di esito negativo della verifica? Se l’inagibilità è legata a motivi che non interessano la struttura portante, si dovrà provvedere a rimuovere tali motivi e a garantire le condizioni di sicurezza. Si tratta di lavori che, in genere, richiedono soltanto pochi giorni o settimane di lavori. Se, invece, i danni investono anche le strutture portanti, l’intervento può richiedere tempi lunghi e costi importanti e, quindi, una lunga inagibilità dell’edificio.
Spesso il cattivo comportamento sismico degli edifici è legato a interventi impropri eseguiti nel passato. L’eliminazione di muri portanti in edifici in muratura, l’apertura di nuovi vani (porte) a volte di dimensioni esagerate, l’inserimento di armadi a muro all’interno della struttura portante, ecc., sono soltanto alcuni degli esempi più diffusi.
Anche un intervento di consolidamento non idoneo potrebbe creare problemi. Si pensi all’inserimento di elementi pesanti, quali cordoli in cemento armato o solai in latero-cemento su murature poco adatte a sopportarne sia il peso sia le conseguenti azioni sismiche orizzontali. Le masse di tali elementi, infatti, in occasione di un sisma si traducono in azioni orizzontali che gli elementi portanti verticali, ossia i maschi murari, potrebbero non essere in grado di sopportare. Sarebbe opportuno far verificare a un ingegnere strutturista queste situazioni, al fine di evidenziare eventuali pericoli e intervenire in tempo.
Errori di tale tipo sono stati molto comuni negli anni 70 e 80, quando si è cercato di applicare alle strutture esistenti i concetti messi a punto per le strutture di nuova realizzazione, con i pessimi risultati che sono sotto gli occhi di tutti. È bene sottolineare che non sempre è possibile perseguire l’adeguamento sismico completo degli edifici esistenti ma molto spesso bisogna accontentarsi di un miglioramento. Se si tratta di strutture vecchie ma non d’interesse storico va presa in esame la possibilità di demolirle e ricostruirle: è spesso la soluzione più vantaggiosa, se non nell’immediato, certamente in un’ottica di lungo periodo. Per gli edifici d’interesse storico, invece, dobbiamo sempre cercare di salvarli, ma laddove non si riesca a conferire a essi un grado di sicurezza accettabile, non vanno utilizzati come edifici strategici o di particolare rilevanza.
Tornando agli interventi, si riaffaccia la questione del dove trovare i fondi. È interessante la recente proposta del Presidente dell’ENEA sull’opportunità di prevedere un incremento del bonus fiscale, già previsto con successo per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica, per chi esegua anche interventi di miglioramento strutturale. Per proposte a più lungo respiro, si ricorda ancora quella avanzata da ENEA e Federproprietà, insieme con altri partner, d’istituzione di un’assicurazione obbligatoria e di un fondo per la sicurezza strutturale e l’efficienza energetica. La proposta giace in Senato dal giugno 2013, i tempi per prenderla in considerazione sono oramai maturi.