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Amministratori: versare sul proprio conto i soldi comuni è appropriazione indebita

Corte di Cassazione agosto 2016 n. 33547

La Corte di Cassazione penale con la sentenza primo agosto 2016 n. 33547, in merito alla sottrazione di somme dal conto corrente condominiale ha stabilito che «l'amministratore di condominio che versa su un suo conto privato il denaro comune rischia una condanna per appropriazione indebita, anche se il tasso di interesse è più vantaggioso e se è lui stesso a denunciare l'ammanco al suo successore».
Tizio, già amministratore di un condominio, in primo grado era condannato, dal Tribunale di Milano, per essersi indebitamente appropriato dell'importo di euro 38.878,00 prelevato dalle casse condominiali per “investirlo” nel suo conto corrente. In secondo grado, la Corte d'appello, in parziale riforma della decisione di primo grado, concedeva all'imputato il beneficio della non menzione della condanna.
A seguito di tale pronuncia, l'amministratore, ricorreva in Cassazione denunciando anzitutto l'erronea applicazione dell'articolo 646 del codice penale.
La somma, a dire dell'ex amministratore, pur non essendo destinata a fare fronte a spese condominiali era stata depositata su altro conto a titolo di investimento nell'interesse esclusivo del condominio amministrato senza, quindi, che ci fosse stata un'appropriazione.
In particolare, l’amministratore precisava che nel momento in cui era cessato dalla sua carica in quel condominio, aveva consegnato al suo successore la contabilità segnalandogli contestualmente un ammanco di oltre 22 mila euro. In seguito si era accertato che l’ammanco ammontava a 38.878,40 euro, come riconosciuto dallo stesso imputato. Circa l'aspetto dell'ingiusto profitto, si legge nella sentenza la circostanza che le somme fossero state investite nell'interesse del condominio anziché utilizzate a fini privati dall'imputato, era un elemento sprovvisto di qualsiasi riscontro fattuale. Di fatto rileva la Corte si tratta di un'operazione fatta a vantaggio strettamente personale, integrando la condotta quanto previsto dall'articolo 646 del codice penale.

Categoria: Sentenze
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